Prendevo voti così bassi ai temi d’italiano che un giorno dissi: voglio fare il giornalista. L’ho fatto, lo faccio. Ero così scarso in qualunque sport che dissi: lo voglio raccontare. L’ho fatto, lo faccio. Innamorato del basket (persino un passato da allenatore) e del calcio. Ne ho viste tante, ne ho scritte tante. Divertendomi, talvolta divertendo. Viaggiando. Osservando. Ho cercato sempre di raccontare qualcosa di più, oltre i gol: scrivendo perdo il confronto con chi trasmette immagini. Che però altro non possiede, avendo tempi più rapidi. Quindi ho scelto di guardare il campo e guardare gli spalti. Di guardare dentro il campo, pure oltre. Ne ho fatto una infinita serie di pezzi, ne ho fatto un format in radio. Sono nato al Corriere del Giorno, a Taranto. E non mi sono mai fermato.

Ho scritto sulla Gazzetta dello Sport, creato, curato e condotto Ogni Benedetta Domenica su Rai WebRadio 8, poi diventata un libro. Sempre correndo dietro ad un pallone. Cioé: in macchina, in aereo, in treno, dietro una scrivania. La fatica sono le lunghe notti in redazione, le levatacce per le partenze, l’attenzione da tenere. Ma di correre (nel senso vero) non se ne parla.
Sono giornalista da un numero imprecisato di anni, professionista dal 2005, ora sono a Rai Uno. Padre. E parecchio contaminato da passioni forti. L’Irlanda, i libri, la musica, i social network. Le feste, solitamente, le santifico in uno stadio. E mi piace da morire.

Ah, con questo pezzo, ho vinto il premio “Giornalista di Puglia – Michele Campione” per il 2011, conferitomi dall’Ordine dei Giornalisti per la sezione sport. Dicono di non essersi sbagliati.