Platini passato e presente

Come ha fatto quel giocatore a diventare questo dirigente?

Michel Platini è stato il mio avvicinamento progressivo all’adolescenza, il mio iniziare a capire che il calcio poteva anche essere una diversa forma di poesia: una punizione perfetta, un’esultanza elegante, una protesta disteso sul prato con la mano sinistra a reggere il capo, un modo di tifare per un giocatore e non necessariamente per una squadra.

Platini era un romanzo che sfogliavo mentre perfezionavo la mia lettura: il suo rapporto con Agnelli, il racconto delle telefonate all’alba, quel «l’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras», il suo passaggio all’Inter sfumato per la chiusura delle frontiere, il ritiro a 32 anni, senza trascinare brandelli di gloria in campi variegati. Da qualunque parte lo guardassi, mi sembrava un eroe.

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