Ostaggi della tv

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Il punto sulle recenti indagini che stanno scoperchiando le dinamiche di potere di cui è ostaggio il calcio italiano.

Il problema è Carlo Tavecchio. Non lui in quanto tale (e pure, ci sarebbe da dire), quanto la realtà che rappresenta, quel calcio ostaggio di troppi interessi politici—che poi diventano economici e infine rifanno il giro da capo—che si sente in grado di passare sopra tutto. Tavecchio è al vertice di quel mondo che ha abbandonato anche le briciole di buonsenso e che si esprime senza freni inibitori.

Quando il suo presidente arriva a dire che «i diritti tv in questo momento sono l’unica possibilità affinché in calcio sussista in Italia» il calcio inizia a non dare una bella immagine di sé: un numero limitato di parole che mostra tutta la fragilità di un sistema che non si emancipa, che non deve certo slegarsi dai milioni (quasi miliardi) delle televisioni, ma che finché dipende esclusivamente da questi si presta alle manipolazioni dei più furbi. Furbi che da questa dipendenza traggono vantaggi e riempiono di fango il terreno di gioco.

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