Simone Inzaghi è figlio unico

Con la Lazio in finale di Coppa Italia, celebriamo finalmente il talento del secondo dei fratelli Inzaghi.

Simone Inzaghi è finalmente figlio unico. Ci ha messo quarantuno anni esatti, molti dei quali vissuti con la scomoda compagnia di un suffisso diminutivo che rendeva ogni cosa bella un po’ meno bella, ogni gol un po’ meno gol, ogni vittoria un po’ meno vittoria. Avevano deciso di chiamarlo in modo cacofonico: Inzaghino, serviva ai titoli, ma suonava male e suonava pure come una condanna per via genetica, una parziale espropriazione dell’identità.

 LEGGI TUTTO

La rielezione silenziosa

Carlo Tavecchio è stato rieletto alla presidenza della FIGC, impensabile solo 30 mesi fa. Cosa è successo nel frattempo? Cosa aspettarci nel futuro?

Era due anni e mezzo fa, non una vita. Nervi a fior di pelle, urla, l’idea di una rissa incombente e Carlo Tavecchio eletto presidente della Figc a dispetto di Opti Pobà, le banane, le donne handicappate, i discutibili appoggi e un’idea di calcio e di rappresentazione delle istituzioni che non corrispondeva alla richiesta di cambiamento che arriva dal basso.

Si pensava: comunque una spinta verso il nuovo c’è, si sta creando un movimento, il calcio ha capito e alla fine del mandato del democristiano di lungo corso appena eletto qualcosa accadrà. Erano giorni di forte polemica, ma drammaticamente vivi: c’era tensione e un confronto su due modi ideali di intendere il calcio. Non era fortissimo il candidato schierato contro Tavecchio (Albertini) infatti l’elezione fu senza sorprese. Ma sarebbe stata una questione di tempo, si pensava. Si trattava di aspettare trenta mesi, sei dei quali peraltro il presidente della Federcalcio li aveva vissuti senza poter mettere piede nelle stanze del pallone europeo e mondiale perché squalificato per le frasi razziste.

LEGGI TUTTO

Perché l’indagine antimafia ci riguarda tutti

La questione complessa dei presunti rapporti tra Juventus e la ‘ndrangheta solleva questioni più generali.

È una storia di intrecci e di calcio, di rapporti al limite e di contaminazioni. Parla della Juve, potrebbe parlare di altre. Ma in questo momento parla della Juve ed è già un problema, perché la Juve fa rumore e divide come nessuno: di qua gli juventini, di là tutti gli altri, diventa il momento in cui ogni ragionamento finisce soppiantato dal tifo o dal tifo contro. Anche quando l’argomento è estremamente serio, anche quando si parla di possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo del pallone. Un caso, quindi, in cui andrebbero posate le bandiere. Non è una questione da partigiani.

 LEGGI TUTTO

Il professor Ferratti

L’Italia che sta bene è un suo vanto, quella con gli acciacchi una sua responsabilità: abbiamo incontrato il responsabile dell’intera area medica azzurra.

Vedi Andrea Ferretti e lo immagini in tuta, sul campo. Accanto a un commissario tecnico, con la Nazionale che gioca. Invece stavolta no. Figc di via Allegri, Roma. Interno giorno. Ferretti è decisamente più elegante. Alto come può essere alto un giocatore di pallavolo (campione d’Italia da giocatore con l’Ariccia nel 1975 e da allenatore con la Federlazio due anni dopo), ma per fortuna si siede dietro la scrivania. La scrivania non è solo un elemento d’arredo, adesso è il suo ruolo. Dirigenziale, se è concessa l’anomalia. Rimane medico, ma da quando la Federcalcio ha ristrutturato il Club Italia il suo posto è lì. Responsabile dell’intera area medica, il capo di tutti quelli che in tuta sono accanto ai commissari tecnici di ogni Nazionale azzurra. Governa quasi sessanta persone, tra medici e fisioterapisti di diciannove squadre diverse.

LEGGI TUTTO